Separati o divorziati in tempo di covid-19. Diritto di visita

separazione e divorzio

 

In caso di separazione o divorzio tra due coniugi con figli minori e sulla base dell’interpretazione della  normativa contenuta nella legge sull’affido condivisolegge n. 54 del 2006 – accade che vi sia un’abitazione prevalente per i figli, che normalmente corrisponde alla casa familiare,  presso la quale trascorrono la loro vita abituale convivendo con uno dei due genitori, definito collocatario.  

Talvolta i tempi di permanenza presso i genitori sono paritetici, per esempio quando le abitazioni dei genitori sono vicine, consentendo ai figli di poter costruire un rapporto equilibrato con ciascuno di essi.  

I tempi di frequentazione e di permanenza presso ciascun genitore vengono regolamentati in maniera dettagliata dal giudice ed indicati nel provvedimento di separazione o di divorzio e non possono essere modificati dalle parti con decisione unilaterale, salvo la possibilità tra i genitori di potersi accordare in casi di necessità e per episodi specifici. Maggiore è la chiarezza minore sono i conflitti che si generano.

In tempo di pandemia da Covid-19 come viene attuato il diritto di frequentazione del genitore non collocatario essendo  stati vietati gli spostamenti per ragioni di salute pubblica?

Quello del rapporto tra genitori e figli dopo la separazione e il divorzio è uno dei temi più controversi  e crea dei conflitti enormi soprattutto in assenza di previsioni specifiche  – come è accaduto nei decreti che hanno imposto importanti limitazioni alle libertà di circolazione ingenerando un inaccettabile senso di smarrimento  dei genitori e dei figli.

Normalmente il genitore collocatario che non consente il regolare regime di visita indicato nel provvedimento di separazione o divorzio incorre in una grave violazione sanzionabile ex art. 709-ter; dall’altro il genitore non collocatario è  inadempiente se non si reca presso l’abitazione dei figli per prelevarli nei tempi e nei modi indicati in quello stesso provvedimento.

Il vuoto normativo creato durante la Pandemia ha ingenerato una doppia irregolarità tutta a discapito dei minori  e della serenità dei genitori che, per un periodo molto lungo, non  si sono potuti frequentare senza sapere che atteggiamento assumere.

Gli avvocati del resto non avevano una risposta univoca perché non potevano averla completamente se non facendo una comparazione tra quanto prescritto dalle norme ordinarie e quelle emesse in quella fase.

L’assenza di una previsione ad hoc ha indotto gli operatori del diritto a ricorrere alla tecnica interpretativa per evitare che il minore fosse esposto a rischi di vario tipo soprattutto nella prima fase di lockdown  in cui gli spostamenti erano regolamentati dal dpcm 8 marzo 2020. In questa prima fase si  consentiva solo il rientro nel proprio domicilio, abitazione o residenza e poiché i figli minori hanno di fatto due domicili presso ciascuno dei genitori è stato lo stesso governo a specificare nelle FAQ del 10 marzo 2020, n.13 che

gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”.

Interpretazione del resto assunta anche dal tribunale di Milano che, con pronuncia dell’11 marzo 2020,  ha stabilito che il divieto di circolazione delle persone tra una Regione e l’altra, non legittima in alcun modo le parti a non osservare le prescrizioni indicate nei provvedimenti emessi dall’autorità giurisdizionale nei procedimenti di separazione e divorzio.  Al contempo il giudice territoriale dichiarava che non rientrasse tra i comportamenti sanzionabili ex art. 709-ter il genitore collocatario che non consegnasse i figli all’altro genitore, mentre per quanto riguarda le visite ai nonni dei nipoti erano consentite solo laddove vi fosse l’impossibilità del genitore di tenere con sé i figli minori.

Questa previsione era del resto fondata sulla necessità di salvaguardare il primario diritto alla salute del genitore e dell’intero nucleo familiare.

La fase del lockdown completo ha cambiato prospettiva come riscontrabile nel dpcm del 22 marzo 2020 in cui gli spostamenti sono stati vietati tout court, anche quelli che permettevano il rientro nel proprio domicilio. Previsioni assunte anche in sede giurisdizionale in cui si è stabilito, in molte pronunce, che il prevalente diritto alla salute ponesse in subordine quello alla frequentazione. Questa ultima posizione riportava la necessità di poter continuare gli incontri tra genitori non collocatari e figli avvalendosi delle tecnologie che permettono di effettuare video chiamate anche a distanza.

Qui le cose erano più chiare: nessuno poteva spostarsi dal luogo in cui si trovava al momento dell’emissione del dpcm 22 marzo e non valeva nessuna eccezione di nessun tipo.

Oggi stiamo percorrendo la strada verso una normalizzazione delle modalità di socializzazione, sempre nel rispetto delle regole fondamentali (uso della mascherina, distanze di sicurezza ed igiene delle mani e degli ambienti)  che ci permette di poter fare rivivere la piena validità delle prescrizioni indicate nelle decisioni e nei provvedimenti giudiziari.

Certo il diritto dei minori a conservare e a mantenere rapporti equilibrati con entrambi i genitori e al contempo il diritto dei genitori ad una positiva bi-genitorialità è stato fortemente messo alla prova in tempo di pandemia da covid-19.

Servirebbe una maggiore attenzione ai diritti fondamentali delle persone dentro la famiglia da parte delle Istituzioni che non considerano gli effetti negativi che la confusione ed un’assenza di prescrizioni precise genera sul benessere e sulla serenità dei minori e anche dei loro genitori.

Andrea Catizone, Avvocato di Famiglia Roma-Torino

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